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sabato 19 maggio 2012

LCdM e (entro settembre) la fisionomia dell'offerta politica moderata

Questione Montezemolo cresce. Qui Salvatore Merlo sul Foglio spiega i rapporti tra LCdM e il Cav., inseguimenti, annusamenti, corteggiamenti, disismulazioni. Oggi, Pigi Battista sul Corriere gli dice da un fronte amico: Forza Luca, se devi uscire allo scoperto, fallo subito. Incognite: innanzitutto la tenuta dell'intesa con Berlusconi; in secondo luogo le resistenze di un pezzo dell'apparato pidiellino (soprattutto ex forzisti) che è stato per anni ostile a Montezemolo e che oggi deve comunque come minimo dare la sensazione di difendere il ruolo di Alfano; resterebbero sullo sfondo il problema Passera da integrare nel progetto; e – infine – la posizione di Casini che oggi dice: non rinuncio alle mani libere. 
Sarà un'estate di movimento, entro settembre l'offerta politica moderata dovrà per forza darsi una fisionomia. 

martedì 8 novembre 2011

Che successe il venerdì santo del 1997. Piccola web-rece di un libro da leggere sull'affondamento della Kater i Rades

ALESSANDRO LEOGRANDE
Il naufragio – morte nel Mediterraneo
FELTRINELLI, pagg. 217, euro 15,00

Brindisi, il relitto della Kater i Rades
Dunque la storia è molto semplice. Un ufficiale della marina militare italiana, comandante di una nave da guerra (soltanto l'espressione nave da guerra rende l'idea di che cosa sia una nave da guerra) riceve un ordine contrario all'etica del mare. Infastidire, dissuadere, impedire a una piccola barca carica di civili di proseguire la navigazione. Il comandante obbedisce agli ordini fino a una conseguenza che neanche lui voleva (questo è obbligatorio concederglielo), ma che doveva immaginare. Colpita dalla nave, la piccola barca si rovescia e affonda. A bordo 115 persone. 34 superstiti, 81 morti, 57 corpi recuperati, 24 no. La maggior parte delle vittime è rimasta intrappolata sottocoperta, donne e bambini. Trentuno vittime avevano meno di sedici anni, 19 meno di dieci, una donna era incinta e morendo asfissiata ha espulso il feto. Solo un bambino si salva riuscendo a liberarsi da un oblò. È il 28 marzo del 1997, venerdì santo.
La nave era una nave da guerra italiana, la corvetta Sibilla. La barca affondata era una ex motovedetta della marina albanese, la Kater i Rades, che una banda di trafficanti utlizza per portare in Italia poco più di un centinaio di disperati che si imbarcano a Valona, per una cifra di un milione di lire a testa. Sarà recuperata dopo un anno dall'affondamento (molto belle nel libro le pagine in cui l'autore racconta la visita al relitto). 
 La Sibilla si avvicina alla motovedetta
La Sibilla ha una massa oltre cento volte superiore a quella della Kater. Le va addosso, la sperona mentre cerca di tagliarle la strada – guardate la foto accanto per capire di che cosa stiamo parlando.
Il comandante della Sibilla si chiama Fabrizio Laudadio, condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio plurimo colposo. È un personaggio conradiano. La sua storia è simile a quella di Jim. Per tutta la vita gli hanno insegnato il coraggio, ma quando deve darne prova, si dimostra vile (Lord Jim si riscatterà, di Laudadio non sappiamo). Il pubblico ministero Leonardo Leone de Castris si rende subito conto che c'è qualcosa che non quadra nella ricostruzione della marina. Ma neanche un processo in fondo benevolo con i militari, perché nega sin dall'inizio le responsabilità di due superiori di Laudadio, gli ammiragli Battelli e Guarnieri (anche la loro storia ha un tristissimo fondo di completa inadeguatezza), può assolverlo. 
Alessandro Leogrande è uno scrittore reportagista. Ha già scritto molto bene di caporalato e contrabbando nel Mezzogiorno. Con questo libro resuscita una storia terribile raccontata in modo mirabile e fino a oggi incompresa dall'opinione pubblica (la vicenda del venerdì santo 1997 ha anche un suo valore politico, in realtà solo accennato nel libro ma interessante, perchè fu una pagina difficile e imbarazzante per il governo presieduto da Romano Prodi e perché segna l'inizio della traversata nel deserto di Berlusconi all'opposizione, ma questa è un'altra storia). Leggere assolutamente Leogrande.

sabato 15 ottobre 2011

Viva Zapatero, mini-rece

In una settimana, secondo esordio tv a la7. Dopo il ritorno del prof Prodi, prima tv per Viva Zapatero di Sabina Guzzanti. Il dibattito mentaniano buono, lui efficace come al solito, Rutelli in forma, grande tweet di De Bortoli su Scilipoti (è il miglior interprete della commedia italiana, sa come dimezzare la spesa farmaceutica e nessuno lo ascolta). Quanto a Viva Zapatero, così così: a tratti divertente, a tratti interessante, sempre molto autobiografico. Strana la scelta dell'inchiesta su se stessi, con i rischi del mestiere e la nemesi: Lucia Annunziata che la chiama ostensivamente Sabrina. Quando c'è di mezzo il racconto su B., la sensazione è sempre uguale. Non è un documento su Berlusconi, ma sull'ossessione per il medesimo. Berlusconi ha vissuto di questa ossessione, è stato lo strumento più forte nelle sue mani e lo ha utilizzato con molta professionalità prop. Vecchia storia: c'è una ragione per cui a batterlo due volte è stato un uomo (torna il prof Prodi) che non ha mai totemizzato il Cav.
Resta la questione di come si può raccontare un personaggio pubblico, Silvio B., che racconta così tanto se stesso (alle prossime puntate).

mercoledì 5 ottobre 2011

La grande shakerata/2. Analisi

Il giorno dopo Moody's, Guido Roberto Vitale dice al Corriere (Mucchetti, pag.14) che la borghesia stanca del Cav. deve tornare alla carica dandosi una regolata per ispirare il cambiamento in un paese dove "ciascuna corporazione lancia sfide che non la toccano". 
Al momento queste classi dirigenti borghesi sembrano abbastanza in pista, ma non è chiara nè la direzione, nè il grado di coordinamento degli uomini in movimento. Della Valle sonda il terreno dell'antipolitica con un manifesto. Ha un gruppo di riferimento, Montezemolo, i Merloni (anche Maria Paola, eletta nel Pd, viene data come molto attenta agli sviluppi montezemoliani), Abete, ecc. L'uscita di Della Valle dà una smossa al mondo confindustriale, nel frattempo alle prese con una vera grana, l'uscita della Fiat di Marchionne da Confindustria. Prima questione quanto inciderà questo movimentismo sul futuro dell'associazione degli industriali? In che modo arriveranno al rinnovo della presidenza nel 2012? Emma Marcegaglia, presidente uscente riuscirà a orientare la successione o si rischia lo scontro? Per esempio, che cosa farà Bombassei? E comunque l'uscita della Fiat comporterà inevitabilmente un dibattito, un ripensamento su Confindustria e il suo ruolo, e sul modo in cui andranno governate le relazioni industriali (chiaro che se cambiasse l'organizzazione degli industriali, i sindacati non potrebbero fare finta di niente). Della Valle si muove anche sul fronte Mediobanca-Rcs, l'idea è quella di pesare di più, ma sembrerebbe che né in Mediobanca, dove Nagel lo sostanzialmente stoppato, nè in Rcs, vincolata da un patto di sindacato molto largo, ci siano al momento margini di manovra. E alcuni accusano Della Valle di un eccesso di movimentismo.
I banchieri. La generazione dei banchieri progressisti che marciavano compatti fino al 2005, l'anno delle scalate bancarie, non è più una falange. Abete fa ancora il presidente di Bnl (ma con meno presa sul sistema di potere, il capo esecutivo è Fabio Gallia) ed è su posizioni terzopoliste. Alessandro Profumo, a un anno dall'addio a Unicredit, ha preso una direzione netta e chiara, dichiarandosi disponibile all'impegno politico con il centrosinistra, lato Pd. Corrado Passera, capo esecutivo di Intesa Sanpaolo, il più coriaceo del gruppo, è in buoni rapporti personali con Montezemolo, ma ha una sua dimensione completamente autonoma, un profilo quotato sul mercato della leadership, e in questa fase è difficile immaginare che lasci la banca. 
L'altra area borghese in grande movimento è quella che guarda al governatore della banca d'Italia, Mario Draghi, vasta area di economisti, editorialisti, grandi burocrati, un pezzo della grande stampa, spezzoni di politica in cerca di un baricentro. Draghi sarà il punto di riferimento stabile dei prossimi anni per un'Italia politicamente in sommovimento. Marina Berlusconi – al Corriere – dice "papà non deve molare e non mollerà", ma è evidente che tutta la coalizione di centrodestra è diventata più fragile, indebolita dalle difficoltà personali dei due leader Bossi e Berlusconi, e da una sostanziale timidezza di immaginazione e di azione politica di fronte alla crisi, e dal conflitto tra il Cav. e il suo superministro Tremonti (ancora ieri la battuta sulle elezioni). L'editoriale di De Bortoli, oggi, sul primo giornale italiano, ammonisce: attenzione perché se continuiamo così non siamo più né credibili, né seri. 
Così per tornare alla questione Vitale, la domanda è la stessa da dieci anni a questa parte: può la classe dirigente che si considera borghese  costruire una leadership per il rinnovo del sistema politico? In ballo non c'è solo la successione a Berlusconi, ma la ri-costruzione complessiva di un sistema che assicuri una efficace rappresentanza del consenso.     
   

sabato 1 ottobre 2011

Conseguenze della lettera di Della Valle

Diego Della Valle ha comprato una pagina su Corriere della Sera, Repubblica. Il Sole 24 Ore, la Gazzetta dello Sport. I tre più autorevoli, il più venduto. È una inserzione a pagamento in cui DDV parla di politica, si rivolge ai politici e gli dice basta, vergognatevi, siete senza dignità, non avete senso di voi stessi né del paese. Secondo Sergio Bocconi (che ieri lo ha sentito) – pag.11 del Corriere della Sera di oggi, sabato – Della Valle ha scritto di slancio il testo da Parigi, ma ci pensava da un po', dopo una serie di interviste a testate estere in cui "aveva faticato senza riuscirci a spiegare e difendere il made in Italy, non quello industriale, ma quello politico". 
Della Valle è un uomo che non teme la battaglia (nella pagina ritratti di questo blog, c'è un profilo laterale di DDV, http://bit.ly/nGC9N7). Di questa iniziativa si discuterà molto. Per gli osservatori, la questione principale sarà quella di capire se esista un livello di collegamento tra l'attacco di Della Valle e i preparativi (peraltro ancora cauti) di Montezemolo di scendere in politica; e quale sia il reale stato dei rapporti tra entrambi e la Confindustria di Emma Marcegaglia, quest'ultima in una fase di netta opposizione al governo. Seconda questione: è possibile immaginare una forma di saldatura tra la voce europea del governatore Draghi – compendiata nella lettera della Bce al governo) e la spinta anti-Cav. dei leader industriali? 
Si torna come al solito al ragionamento sulla forza delle leadership borghesi e alla loro (eventuale) capacità di darsi una carnalità politica. Difficile a dirsi, ma il tema resta suggestivo. (Vedi post precedente su Mario Draghi).
Un punto, però, va ribadito: è evidente che queste èlite abbiano delle ragioni dalla loro parte. In vent'anni in Italia sono state fatte due riforme economiche e mezzo, mercato del lavoro, consolidamento bancario, metà riforma previdenziale.  Però, attenzione alla ripetizione sotto altra forma del pasticcio 92-93. Questa classe politica non va mandata a casa giocando di sponda con le procure. Va sostituita dentro un processo democratico, che dovrebbe partire anche dall'interno dei partiti (a cominciare ovviamente da Pdl e Lega, ma anche dal Pd). Parallelamente, nel quadro di scomposizione politica che inevitabilmente seguirà alla fine del Cav., sarebbe il caso di fare nascere delle forme di partecipazione politica più concrete (cioè non solo think tank) che si rivolgano direttamente all'opinione pubblica.